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Roma 14.04.2017

Comunicato

Lo scorso 3 Aprile una delegazione della nostra Associazione di volontariato ha incontrato i rappresentanti degli operatori  economici della Capitale nel settore della ristorazione. Nel corso dell’iniziativa, tesa a conoscere le problematiche di uno dei comparti economici strategici di Roma, si è appreso che, non poche volte, gli imprenditori romani, oltre alle difficoltà dovute alla perdurante crisi economica e finanziaria,  sono costretti a fare i conti con una burocrazia cieca e sorda ai bisogni reali delle persone, primo tra tutti quello del diritto al lavoro e alla libertà d’impresa. L’attuale amministrazione comunale di Roma, in particolare per il suo centro storico il Primo Municipio, consapevole dei disastri operati da chi li ha preceduti in tema di sostegno e politiche di sviluppo delle imprese collegate al  turismo, sta cercando di mettere ordine ai  piani di massima occupabilità del suolo pubblico, motivo per il quale, ad oggi, vige comunque nel settore una sorta di libero arbitrio del politico di turno che non consente lo svolgimento delle attività imprenditoriali nelle forme economicamente sostenibili. Queste incertezze e queste pastoie burocratiche non permettono lo sviluppo delle aziende e il mantenimento dei livelli occupazionali. Questa situazione, oltre a favorire i noti episodi di corruzione degli addetti ai controlli, verificatisi nei mesi passati, costringe, spesso, chi opera nel settore a svendere le proprie aziende commerciali a chi cerca di reinvestire denaro sporco. Appellandosi alle richieste di una piccola parte degli abitanti del centro storico di Roma, cui certo non mancano i mezzi economici per sopravvivere, si cerca di eliminare il “disturbo” che arrecherebbero  turisti e giovani che a differenza di quanto avviene a Parigi, a Madrid o a Londra, dovrebbero, secondo i radical chic “de noantri”, al massimo transitare innanzi a Castel Sant’Angelo, al Colosseo, in via del Corso o a Trastevere e togliere subito il disturbo.  Cosi appellandosi a non meglio specificati “coni d’ombra” che il tavolo e il turista “selvaggio” procurerebbe a discapito della visibilità del monumento storico; l’opera d’arte ed il paesaggio, devono restare a vista solo per chi può permettersi di ammirarlo dalla finestra del suo ricco palazzo. A nulla vale la prima legge del Bel Paese, quella Costituzione più enunciata che praticata, che all’articolo uno recita: l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo… Quel popolo in gran parte disoccupato e costretto a restare con il cappello in mano innanzi a chi non fa una piega e spallucce se un esercito di camerieri, pizzaioli e lavoranti resta senza occupazione e senza reddito, perché i turisti scelgono altre mete.  Roma da troppi anni è governata da una classe dirigente confusa che preferisce agli stili gioiosi e vivi della Gran Via di Madrid, della Piccadilly londinese e degli altri centri storici delle capitali europee la via del Corso e le piazze del centro storico colme di venditori di castagne del Bangladesh, di madonnari e mendicanti. Il gioco è fatto e le mafie ringraziano. Una classe dirigente degna di questo nome ascolterebbe chi ancora tenta di fare impresa e creare posti di lavoro.

Perché è il lavoro e la dignità delle persone che sconfiggono le mafie e la corruzione. Per questo motivo avvieremo con gli operatori economici  della Capitale, incontri con i responsabili politici e amministrativi ed una ricerca comparativa su quanto avviene nel resto d’Europa nel settore delle imprese turistiche ricettive e ricreative,  finalizzando il tutto  a dimostrare come l’articolo uno della nostra Carta Costituzionale resta solo un diritto di “carta” e non è la priorità di chi ha la pancia piena. Cercheremo di convincere i nostri interlocutori che la lotta per la legalità e contro la criminalità si fa, in primis, sviluppando le opportunità di lavoro per chi vive senza questo indispensabile e prioritario diritto.

Per la presidenza

 Antonio Turri

Valeria Grasso

Notizie da Twitter @ICittadini_ITA