C’è un bel pezzo di classe dirigente nel nostro Paese che “a propria insaputa” sta mandando in macerie lo Stato. Politici e alti funzionari di mediocre spessore, restano silenti innanzi le molte ruberie ed i crimini dei loro colleghi di partito, di burocrazia e di settori del mondo sindacale e delle organizzazioni che rappresentano l’ex mondo produttivo. Molti di questi sono da tempo annoverabili nella categoria dei lestofanti. Tutti insieme appassionatamente a costruire quel sistema mafia-corruzione che ha dapprima impoverito e messo all’angolo la defunta classe operaia e ora raspolla quel che rimane alla moribonda classe media. La vicenda di mafia capitale e l’annunciato epilogo del mancato scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Roma, segna l’arrivo sul fondo del barile. Ora i codardi e i cortigiani dovranno accontentarsi di raschiare la melma e sperare che il fango non li travolga. Questo Agosto del 2015 verrà ricordato, non solo per il caldo malato ma per le porcate che le tante caste riescono a compiere, lasciando la Capitale del Paese nelle mani di chi non vedeva, non sentiva e non parlava, anzi banchettava e permetteva che l’ala militare delle mafie autoctone celebrasse i fasti della loro potenza ed impunità facendo percorrere le vie della Città eterna da una carrozza trainata da cavalli funesti come la morte che ha colpito uno dei tanti boss che ha regnato più o meno indisturbato. Come se non bastasse ecco che a Romafia Capitale viene messo in condizione di non nuocere più a lor “signori” il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei CC. di Roma che indagava sugli affari sporchi e la corruzione di sempre più ampi settori della classe politica e imprenditoriale romana e nazionale. Il colonnello De Caprio è l’ex capitano Ultimo che arrestò Totò Riina e che per questo al posto di onori e riconoscimenti, com’è prassi all’interno delle forze di polizia, ha avuto non pochi problemi. Pensavano forse di averlo depotenziato ma il colonnello De Caprio, come tutti gli uomini con la schiena dritta, si è messo di traverso agli affari delle coop e della politica nel mondo della monnezza italiana che non è presente solo nelle discariche abusive o autorizzate. Nel corso di queste inchieste è uscita fuori, tra le altre, la vicenda poco nobile dei colloqui telefonici tra l’ex sindaco di Firenze Matteo Renzi, attuale premier e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi, intenti a parlare di “cose loro” del tipo cade o non cade il governo Letta? E cosi i 40 gradi dello scorso 4 Agosto sono serviti per stabilire che il “capitano Ultimo” doveva lasciare l’incarico e andare a passar carte in altro luogo. Come su tutte le storie negative e vergognose del potere gestito dai mediocri, si elevano le parole dignitose e fiere che il colonnello De Caprio scrive ai suoi collaboratori prima di lasciare l’incarico: Ho il dovere di ringraziarvi per come avete lottato contro una criminalità complessa, contro le lobby e i poteri forti che la sostengono, senza mai abbassare la testa, senza mai abbassare lo sguardo di fronte a loro e senza mai nulla chiedere per voi stessi. Da Ultimo, vi saluto nella certezza che senza mai abbassare la testa, senza mai abbassare lo sguardo e senza mai chiedere nulla per voi stessi, continuerete la lotta contro quella stessa criminalità, le lobby e i poteri forti che le sostengono e contro quei servi sciocchi che, abusando delle attribuzioni che gli sono state conferite, prevaricano e calpestano le persone che avrebbero il dovere di aiutare e sostenere. Onore a tutti i Carabinieri del Comando per la Tutela dell’Ambiente.

Loro non cambiano se non cambiamo noi e l’indignazione, credetemi, non basta più!

 

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Antonio Turri
Presidente
Nato a Latina l'11 Aprile del 1955. Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Fino al 2010 è stato nella Polizia di Stato ricoprendo principalmente ruoli a carattere investigativo. È dall'Ottobre 2002 iscritto all'ordine dei giornalisti di Roma ed ha fondato insieme a giovani collaboratori il portale online "I Cittadini".


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