Mancherà, come è sempre avvenuto in passato, il coraggio di andare fino in fondo?

  Da anni la città di Latina è il naturale palcoscenico delle grandi e piccole tragedie e farse d’Italia. Tutto avviene e tutto si copre con chiusure di sipario che permettono ad attori e comparse di indossare la maschera dell’evanescenza e dell’impunità. Tanto per ricordare, cito, tra le rappresentazioni “più” riuscite, a partire dai ruggenti anni novanta, quella della confessione del pentito Carmine Schiavone che all’interno della caserma dei Carabinieri di Latina, ebbe ad elencare con nomi, cognomi ed indirizzi, la consistenza del radicamento delle mafie nel Basso Lazio senza che, per almeno 20 anni, nulla accadde. Tra i misteri della pianura pontina c’è da annoverare quello dell’assassinio per mano mafiosa del parroco di Borgo Montello, don Cesare Boschin, tra i primi a denunciare le malefatte dei “casalesi” in quella, ora, fetida terra   da decenni adibita a discarica dalla politica e dai clan campani. Don Cesare fu ucciso due volte. La prima per mano di chi voleva far tacere una delle poche voci in dissenso sull’affare “monnezza” e sul radicamento delle mafie con la pistola e della politica in quel territorio strategico tra le provincie di Roma e Latina. La seconda volta Don Cesare fu assassinato dall’ignavia di pezzi delle Istituzioni locali e nazionali e da certo giornalismo con il cappello in mano. Erano anni in cui il palazzo di giustizia era già frequentato da” barbieri “che avevano la passione del “taglio” all’umberta e che passarono al cucito già con le prime indagini sulla tangentopoli nella Palude. Anni in cui in località Piano Rosso, nel comune di Cisterna di Latina,ai margini della strada Pontina, la polizia locale e gli agenti del Corpo Forestale dello Stato scoprirono che le vecchie banconote in lire erano state interrate in un’azienda agricola già confiscata al clan dei casalesi ma restata tranquillamente in loro possesso. A quella denuncia seguì un silenzio assordante e un agire…nullo. Tutto questo ed altro putridume, fu preceduto da anni di omicidi e malaffare, rimasti quasi totalmente impuniti. Tanto per ricordare alcuni episodi di sangue: omicidio Piccoli, Danieli, Merluzzi ecc.ecc.. Erano gli anni in cui i reggenti pontini del clan dei casalesi entravano con i mitra spianati nelle case di pregiudicati di origine Rom per chiedere il pizzo sulle loro attività imprenditoriali di tipo criminale. Tutta “polvere” e sporco che finiva sotto al tappeto. Il fango si gettava,invero, su chi cercava di denunciare il marcio in palude. Tanta acqua è passata sotto i ponti dei canali di bonifica che attraversano la città di Latina ma il fango e il putrido restano sul terreno e si continua, salvo rare eccezioni, a rappresentare lo spettacolo del non vedo,non sento e non parlo e se parlo lo faccio piano senza disturbare il “cane” che dorme! A Latina è sicuramente poco conosciuta l’aria “nessun dorma” della Turandot di Puccini dove il coro canta: il nome suo nessun saprà. A quei pezzi di Istituzioni dormienti o che vanificano il lavoro di coloro i quali si espongono e fanno appieno il loro dovere, non pochi cittadini, gridano: “nessun dorma più”. Vogliamo sapere e conoscere i nomi dei responsabili che hanno permesso, da ultimo, che la sezione fallimentare del Tribunale di Latina diventasse centro di affari illeciti. Il nome/i di chi ha permesso che le varianti urbanistiche siano “cose nostre”. I nomi di chi,con o senza lupara, spinga i professionisti della città al suicidio o alimenta con la forza dell’intimidazione paure e omertà che rischiano di cronicizzarsi. Del resto nei Palazzi si sappia che Latina ha da tempo il fascino delle città della Piana di Gioia Tauro, metodi politici ed imprenditoriali non diversi da quelli della vicina provincia di Caserta e che non disdegna accenti etnei da meglio analizzare! Da destra a sinistra,passando per il centro…siamo tutti colpevoli e lo è di più chi in questi giorni di forte impegno pre elettorale carica tutto per vincere e perché palude resti e quinta mafia regni!

Antonio Turri

I Cittadini Contro le mafie e la corruzione.

Antonio Turri
Presidente
Nato a Latina l'11 Aprile del 1955. Laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma. Fino al 2010 è stato nella Polizia di Stato ricoprendo principalmente ruoli a carattere investigativo. È dall'Ottobre 2002 iscritto all'ordine dei giornalisti di Roma ed ha fondato insieme a giovani collaboratori il portale online "I Cittadini".


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